Come verifica ProLitteris se si tratta di un’opera o di un oggetto non protetto?
21.03.2026 – Gli autori possono utilizzare l’IA senza svantaggi, purché l’impiego avvenga nel senso di uno strumento. Se però la macchina sostituisce l’essere umano creativo, viene a mancare il presupposto legale per una tutela giuridica. In questi casi, i titolari dei diritti e ProLitteris non possono né concedere licenze né riscuotere compensi: non vi è alcuna valorizzazione.
ProLitteris tiene conto delle nuove possibilità offerte dall’intelligenza artificiale nel suo lavoro di società di gestione collettiva, in particolare nella concessione di licenze d’uso e nella distribuzione principale (che comprende le distribuzioni su carta stampata, online e broadcast).
ProLitteris si basa sull’autodichiarazione dei titolari dei diritti ed effettua controlli. Inoltre, ci rivolgiamo in modo mirato ai titolari dei diritti se sospettiamo che l’IA sia eccessivamente coinvolta nell’opera.
Se un titolare di diritti richiede un compenso da una società di gestione collettiva per un’opera non protetta, viola le condizioni di gestione e rischia conseguenze legali.
La regola generale è che l’IA può essere utilizzata senza svantaggi «come strumento», ma non «in sostituzione» della creazione umana. Il tema è nuovo in questa dimensione, ma non in linea di principio. Infatti, un coinvolgimento eccessivo dell’IA non è l’unico motivo che mette in discussione la qualità dell’opera. Altri motivi per cui un’opera non è ammessa sono la mancanza di individualità (indipendentemente dall’IA), la copia o la ripresa acritica di testi altrui, la mancata identificabilità dell’autore o dell’editore nell’opera.
Non esistono linee guida o regolamenti standardizzati per i processi creativi supportati dall’IA. ProLitteris segue la creazione di opere nei settori in cui l’IA è diffusa. Le questioni attuali riguardano i media e, in determinati ambiti, il commercio librario di fronte agli AI-Books, che vengono offerti come opere di un autore o di un editore. In questo contesto si verificano abusi che rasentano la frode.
Osserviamo inoltre gli sviluppi nelle scuole, nel mondo scientifico e nella promozione artistica, dove si discutono requisiti diversi ma rilevanti per il diritto d’autore.
Una domanda frequente è: quale percentuale può avere l’IA in un’opera umana?
Una percentuale relativa alla partecipazione dell’IA alla creazione dell’opera non può servire da risposta fintanto che il calcolo e la significatività di tale cifra non sono stati stabiliti. La quota di uomo e macchina non può essere misurata e compresa senza conoscere o esaminare il processo di creazione.
Gli elementi umani, anche nella creazione artistica con l’IA, sono possibili:
- Nell’idea iniziale.
- Nella concezione.
- Nella selezione e nella struttura.
- Nella forma concreta a seconda della categoria dell’opera (testo, immagine, musica, audio/video di ogni tipo, opere tridimensionali).
- Nella responsabilità di autorizzazione dell’opera finita come risultato.
Più questi elementi sono numerosi e individuali, più è probabile che si tratti di un’opera protetta dal diritto d’autore.
Nell’uso dell’IA, gli elementi intellettuali individuali si manifestano nei prompt e nelle chat (requisiti elevati) e nella preparazione e nel post-elaborazione umana di elementi, bozze e risultati generati dall’IA.