Come si proteggono i diritti d’autore anche quando si lavora con l’IA?

29.07.2026 – L’impiego dell’IA è consentito e usuale in alcune categorie di opere di cui si occupa ProLitteris. Ma nessun autore o nessuna autrice professionale vuole cadere in un buco con la conseguenza che l’output sia di pubblico dominio anziché protetto. Si perderebbe infatti persino il diritto legale di essere menzionati per nome quale autore dell’opera. Come creativi o editori – e anche come produttori di musica o video – tenete conto delle nostre cinque raccomandazioni.

Un’opera umana ha un autore, un’opera della macchina no. Perché il diritto d’autore trovi applicazione, un testo, un’immagine, un audio o un video devono contenere un contributo umano creativo. Seguendo le nostre raccomandazioni, oltre al diritto d’autore si ottengono altri vantaggi: il contributo umano ai contenuti può esonerare dall’obbligo di etichettatura IA previsto dall’AI Act dell’Unione europea. E può rafforzare la fiducia e la disponibilità a pagare. Limitarsi a far funzionare una macchina, assumere la responsabilità finale di un output o definirsi artista – non basta.

I cinque snodi nella produzione di opere protette dal diritto d’autore sono:

Essere umano v. macchina. Decisivo è l’essere umano. Il copyright esiste solo per gli elementi apportati da una persona. Gli elementi dell’IA non sono protetti. Sono innocui finché non eliminano la creatività umana. Dunque: assicuratevi che persone concrete partecipino alla creazione dell’opera.

Forma v. contenuto. Decisiva è la forma. Dal punto di vista giuridico, non tutti gli input umani sono protetti, anche quando sono creativi. Sono protetti l’espressione, la selezione e l’organizzazione. Non sono protette le idee, le informazioni e le ispirazioni, anche quando sono originali. Dunque: fate in modo che nell’opera sia riconoscibile il tipo giusto di creatività.

Processo v. Content. Nella coproduzione con l’IA, decisivo è il processo. Nell’era dell’IA la creatività umana è meno riconoscibile nell’oggetto. Non basta quindi più osservare o analizzare il contenuto. Acquistano importanza le fasi di produzione e l’interazione (prompt ecc.). Dunque: definite e documentate la genesi dell’opera e l’influenza umana in tutte le fasi.

Prova v. affermazione. In caso di controversia, decisiva è la prova. Senza diritto d’autore o diritti fondati su una registrazione (brevetto, marchio, design), i contenuti pubblicati sono di pubblico dominio e privi di protezione. Nel diritto d’autore l’onere della prova incombe ai titolari dei diritti. Le prove sono dichiarazioni e perizie – e soprattutto: documenti. Dunque: almeno per le opere importanti, valutate una conservazione cifrata di file e prompt (ad es. MyCopyright di ProLitteris).

Trasparenza v. inganno. La raccomandazione è la trasparenza. L’impiego dell’IA può comportare svantaggi giuridici quando viene meno la protezione del diritto d’autore e quando il contenuto inganna il pubblico. Per testi, immagini, audio e video potenzialmente ingannevoli, l’AI Act europeo prevede un’etichettatura. Dunque: decidete quando e come rivendicare il ©, indicare l’autorialità (autori e autrici) ed etichettare l’AI output.

Chi vuole muoversi correttamente nel diritto d’autore nell’era dell’IA e proteggere valori patrimoniali deve impostare bene questi cinque snodi. Le percentuali di IA talvolta menzionate non aiutano. Più importante è il processo in cui progetti e decisioni umane plasmano il percorso e il contenuto: Concept & Design, schizzi & bozze, esecuzione & produzione, correzioni & controllo qualità.

ProLitteris può consigliarvi, nei limiti delle proprie possibilità, tramite il servizio clienti.